Portogallo-Andalusia andata e ritorno con Litio, una lince eroica

Il diario di viaggio di Angelo Gandolfi ed Elisabeth van Iersel, noti naturalisti e fotografi, attraverso la Francia meridionale, la Spagna e il Portogallo, alla scoperta dei grandi predatori, del loro impatto sull’ambiente e sulle comunità umane che vivono negli stessi ecosistemi. Reportage nell’ambito del progetto Farmers&Predators di Almo Nature

 

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Pastorizia, una tradizione ormai perduta

Una volta il delta formato dal Guadalquivir e altri fiumi a sud di Siviglia era un’area privilegiata per lo svernamento delle greggi di pecore e capre provenienti dalle montagne dell’Andalusia. Oggi, pur luogo di grandi spazi, non ha più posto per la pastorizia tradizionale. Tutto è frazionato e delimitato. Il Parco Nazionale – in realtà una inaccessibile riserva integrale – e l’adiacente parco naturale (dove viene dirottato il turismo naturalistico) sono protetti da decine di chilometri di recinzioni.
Alle macchine incolonnate verso le spiagge di Matalascañas va bene così, per loro tutto ciò che non è spiaggia e strada di accesso è uno spazio vuoto.

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Le escursioni naturalistiche ammesse nel parco nazionale, solo in 4×4, a partire dalla spiaggia

Al confine settentrionale del parco c’è El Rocìo, un villaggio (1635 abitanti) nato attorno a una chiesa dedicata a una delle madonne che ai pastori capita ogni tanto di vedere.
Oggi è meta di un turismo tra il devozionale e il modaiolo, gli abitanti si decuplicano, l’atmosfera è di tipo western/andaluso, dove sulle strade – rigorosamente lasciate a sabbia naturale – le auto, i cavalli e carretti trainati da cavalli sollevano nuvole di polvere. Non è un ambiente alieno al parco come Matalascañas, ma è cresciuto un po’ troppo (la Madonna del Rocìo supera quella della Cabeza di Andujar di 3 volte, un milione di pellegrini durante la romerìa di Pentecoste).
Ogni altro interstizio è occupato da serre o da un’agricoltura che, incomprensibilmente, ama anch’essa le recinzioni. Difficile capire perché un vigneto o un uliveto necessitino di palizzate alte più di due metri e col filo spinato.

In questo ambiente, “leggere” il delta è come visitare un sito archeologico, con molte aree chiuse per restauri o perché troppo delicate. Ciò che rimane da vedere va interpretato e visualizzato in una sua lontana e ormai irrecuperabile integrità. La lince vive qui anch’essa, a mo’ di reperto archeologico miracolosamente pervenuto fino a noi.

 

 

Il progetto di reintroduzione è comunque ambizioso, perché intende riportarla nel suo territorio storico, che comprendeva quasi tutta la Spagna, fino ai Pirenei. Per il momento le linci allevate in diversi centri vengono rilasciate in aree non troppo distanti dai nuclei originali, i monti di Toledo, l’Estremadura e il Portogallo meridionale.
Una di queste linci è ormai una celebrità per aver compiuto un’impresa considerata impossibile.

 

La storia di Litio, lince eroica

 

Si chiama Litio, un maschio nato nell’allevamento del Coto Doñana il 5 aprile 2014.
Il 14 ottobre 2015 viene immesso in natura nel Parque do Vale do Guadiana, nel Portogallo meridionale.

 

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I boschi del Portogallo meridionale dove Litio era stato reintrodotto

 

Il 5 maggio 2016 viene recuperato nei

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Il luogo- piuttosto urbanizzato, dove è stato ritrovato Litio

pressi del Coto Doñana. E’ magrissimo, ha contratto la leptospirosi, però è riuscito a superare l’autostrada A49.
Si riprende presto, viene liberato nell’estate dello stesso anno, ma poco dopo se ne perdono le tracce perché il radiocollare di cui è dotato smette di funzionare.

Da allora viene dato per disperso, fino al 29 maggio di quest’anno, quando alcune guardie rurali del basso Llobregat, presso Barcellona, fotografano una lince.

E’ Litio, dopo quasi due anni di girovagare si trova in una coltivazione di ciliegi a una distanza di 1199 Km dal sito di rilascio. Ovviamente la distanza reale sarà stata molte volte più grande, e deve aver compreso l’attraversamento di fiumi, autostrade, aree agricole. Questa volta appare rilassato e forte, ma poiché in Catalogna non risultano femmine della specie si decide di ricatturarlo.
Vengono disposte diverse trappole e per alcuni giorni è seguito, anche da un elicottero, per non perderlo di vista.
Infine il 6 giugno entra nella gabbia/trappola. A parte qualche zecca e qualche pulce è in buona salute, pesa 14 kg, un buon standard per la specie.

 

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Litio sta per entrare nella trappola

 

Per quanto il caso di Litio sia straordinario, testimonia senz’altro la capacità della lince iberica di adattarsi alle condizioni ambientali attuali della Spagna e di espandersi al di là dei recinti di Andujar e del Coto.

Che un grande predatore venga addirittura allevato a scopo di reintroduzione è qualcosa di cui Spagna e U.E. dovrebbero andare fieri.

 

Tra l’altro non risultano voci dissonanti.
Immaginate se qualcuno proponesse di allevare e rilasciare linci in Trentino e Alto Adige, dove recentemente le province hanno emanato un decreto illegale che prevede l’abbattimento di lupi e orsi (questi ultimi, di origine slovena, reintrodotti con un costoso programma finanziato dall’Italia e dalla UE).

La reintroduzione in Portogallo serve anche a conferire dimensione internazionale al progetto. Il Portogallo è molto più popolato della Spagna, però con una maggior concentrazione sulla costa. Varie zone al confine con la Spagna presentano le medesime condizioni ambientali, un’agricoltura estensiva molto tradizionale si alterna ad aree boschive a leccio e sughera. Soprattutto sono zone ricche di conigli, che rappresentano il 95% della dieta necessaria alla lince iberica.

 

 

Oltre alla lince il Portogallo ospita anche una buona popolazione di lupi. Questi si concentrano nei parchi naturali al nord, a partire dalla Serra de Estrela. Li incontreremo nel nostro viaggio di ritorno, che prevede una nuova sosta in Spagna, questa volta nella Sierra de la Culebra, un nome che è ormai il simbolo della possibile convivenza con il lupo.

 

Questo diario di viaggio rientra nel più ampio progetto di Almo Nature, Farmers&Predators, il cui obiettivo è favorire ed armonizzare la coabitazione tra gli allevatori e la fauna selvatica.
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