L’Encliclica “Laudato si'”: Papa Francesco e la biodiversità

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba». Questi sono i meravigliosi versi del Cantico delle Creature di San Francesco D’Assisi che hanno aperto l’enciclica Laudato si’ del pontefice che del patrono d’Italia ha scelto il nome. L’ambiente e la scienza, la necessità di una conversione ecologica e molti altri spunti connessi alla ‘nostra casa’, la Terra, fanno ancora discutere a quasi un mese dalla divulgazione del testo papale. Ottimista come ci si aspetta da un leader religioso e concreto nelle proposte come un capo di stato, Papa Francesco ha ricevuto il plauso di Greenpeace, Legambiente e WWF tra gli altri, per la speciale attenzione rivolta al tema ecologico.

La perdita di biodiversità: la lucida analisi in Laudato si’

Tra politica e spiritualità, i temi caldi nell’enciclica green di Papa Bergoglio sono numerosi e degni di serio approfondimento da parte di teologi, scienziati, pensatori e politici. Tra questi, colpisce, per esempio, l’amara ma lucidissima riflessione sulla perdita di biodiversità seguita all’indiscriminato antropocentrismo: ‘Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre. La stragrande maggioranza si estingue per ragioni che hanno a che fare con qualche attività umana. Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto’.

E il pontefice, vicino alla meraviglia per la natura del santo di Assisi quanto ai capisaldi del movimento ecologista, ricorda anche che non esiste una gerarchia di importanza tra esseri viventi ma che ogni perdita di biodiversità – dalle api al lupo  o all’orso – è una sconfitta, per tutti: ‘Probabilmente ci turba venire a conoscenza dell’estinzione di un mammifero o di un volatile, per la loro maggiore visibilità. Ma per il buon funzionamento degli ecosistemi sono necessari anche i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi. Alcune specie poco numerose, che di solito passano inosservate, giocano un ruolo critico fondamentale per stabilizzare l’equilibrio di un luogo’.

Le buone pratiche a favore dell’ambiente: il ruolo della politica

Da ecologia a economia il passo potrebbe essere breve con il collante della politica, elemento che nei fatti dovrebbe favorire le buone pratiche a favore della Terra. E così in un’Enciclica Papale si finisce col parlare di ricerca: ‘È necessario investire molto di più nella ricerca, per comprendere meglio il comportamento degli ecosistemi e analizzare adeguatamente le diverse variabili di impatto di qualsiasi modifica importante dell’ambiente’.
Parole interpretabili non come un nostalgico ritorno al passato, ormai irreversibile per traguardi tecnologici e scientifici raggiunti, ma più uno stimolo ad interrogarsi: eliminare o modificare ciò che innaturalmente e opportunisticamente avvertiamo come ostacolo è sostenibile?