Dalle loro montagne, Alicia e Philippe ci parlano del rispetto di tutte le forme di vita

Sono agricoltori e pastori. Le loro giornate sono scandite dalle priorità del gregge…e dei loro figli!
Ma come sarebbe questa loro vita in questa natura magica e selvaggia senza i loro fedeli alleati, cioè i loro cani?
Chi meglio di loro può aiutarli a condurre il gregge ma anche a proteggerlo contro i predatori?
Senza di loro potrebbero vivere in armonia in questo mondo agreste?

Abbiamo avuto occasione di discuterne con Alicia e Philippe, che hanno una piccola fattoria nel cuore delle Alpi Marittime francesi. Scoprirete quanto possa essere di ispirazione la testimonianza di questi allevatori, che vivono e lavorano nel rispetto della natura e della selvaticità.

1. Cosa significa per voi vivere in armonia con la natura? Che impatto ha sul vostro quotidiano?

Può significare molte cose. Anzitutto, per noi vuol dire rispettarla nella sua interezza, coi suoi vantaggi e svantaggi. Senza la natura l’uomo è niente, troppo spesso lo dimentichiamo…
Questo si riflette nelle nostre vite, nel nostro lavoro. È una vera e propria filosofia di vita.

Ogni giorno consumiamo solo prodotti da agricoltura biologica. Limitiamo il più possibile la produzione di rifiuti, differenziando, riciclando e compostando.
Cerchiamo di consumare meno, ma meglio.
Non compriamo più dai supermercati, che sono tra i maggiori responsabili dell’agricoltura intensiva e dei danni che essa causa.

Ci siamo registrati come fattoria biologica e quest’anno abbiamo aderito al marchio « Nature et Progrès » (Natura e Progresso). Le sue linee guida prevedono il rispetto della natura e degli animali. I nostri sono curati omeopaticamente, per limitare la contaminazione dell’ambiente naturale. Le nostre pecore, mentre pascolano, concimano i campi naturalmente con le loro deiezioni, senza inquinare.

I nostri animali possono stare all’aperto per tutto il tempo a noi disponibile (trovandoci a 1200mt d’altezza, gli inverni qui sono lunghi). Quando non è più possibile, li nutriamo con il fieno.
Ai cavalli diamo un nutrimento “extra”, ma senza cereali. Evitando di dare questo alimento, limitiamo l’impatto del nostro allevamento sulle risorse destinate al consumo umano. Solo il pollame mangia cereali, perchè per loro sono indispensabili.

Abbiamo anche scelto di allevare razze meno prolifiche ma più resistenti, perché sono più robuste e si adattano appieno al nostro ambiente.

Tutti i nostri animali vivono, e di conseguenza sono nutriti, nel rispetto della loro natura, il che significa anche vivere in armonia con l’ambiente.
Le nostre pecore, capre, mucche e i nostri cavalli vivono in greggi e pascolano il più possibile.

 

2. In base alla vostra esperienza e al vostro modo di vedere, potreste dirci qualcosa a proposito delle sfide per le attività agricole in terre con una forte presenza di lupi?

I grandi predatori come il lupo, l’orso e la lince rappresentano una nuova sfida. Prima di tutto, dopo la Seconda Guerra Mondiale l’agricoltura è stata sacrificata a favore dell’industria.
I mercati si sono aperti su scala mondiale, creando un grande danno…
La Francia purtroppo non può competere con produzioni come gli agnelli neozelandesi, il manzo argentino e presto anche canadese….

I grandi predatori quindi portano ulteriori prove da superare, in un sistema dove tutto deve avvenire in fretta e gli agricoltori spesso devono ricoprire più ruoli contemporaneamente. I piccoli greggi come il nostro risentono meno di questo fenomeno. Lo stesso ovviamente non si può dire per chi ha da 2000 capi in su.

I pastori hanno dovuto reimparare come si lavora con i cani da guardiania. Ciò richiede tempo e denaro, non sempre ci si riesce.
Inoltre non tutti i pastori hanno dimestichezza con i cani! Lo stesso accade con i turisti… a volte convincere gli scettici può essere molto complicato, e si possono creare situazioni complesse.

Quando controllo il pascolo insieme ai miei cani ho piacere di interagire con le persone di passaggio, perché queste non sempre sanno come comportarsi, e possono mettersi in pericolo di fronte a loro.

È anche necessario, se davvero vogliamo vivere di ciò che produciamo, di riappropriarci del valore dei nostri prodotti. Per fare questo ci vogliono le associazioni, la vendita a chilometro 0, i mercati locali.

Per molti agricoltori questa è la vera sfida.

3. Quali sono le soluzioni esistenti per proteggere un gregge a rischio di attacchi da un branco di lupi? Secondo voi, quali sono i metodi più efficienti?

Nel nostro caso, viviamo in un territorio che ha un branco di lupi ben radicato. Essendo qui anche la nostra casa, siamo presenti tutto l’anno, circondati solo dalla natura, dalle montagne e la loro fauna.

La prima estate in cui ci siamo stabiliti qui perdemmo metà del nostro gregge di capre.
Questo avvenne in parte per i lupi, e in parte perché i cani presenti nella fattoria quando l’abbiamo presa non erano addestrati. Così abbiamo dovuto rivedere totalmente i nostri metodi di protezione.

Ora teniamo d’occhio il gregge dal momento in cui escono dall’ovile. I nostri cani da guardiania sono aumentati da 2 a 6, perché dagli accertamenti questo è il numero di lupi nel branco.
In questo modo si possono affrontare alla pari.

I nostri cani sono particolarmente efficienti, perchè vivono e lavorano insieme. Possiamo paragonarli a un branco, perché adottano comportamenti simili. Abbiamo anche 4 cani da pastore, compreso quello anziano, che si ritirerà a breve ma che è sempre con noi e con gli altri cani da compagnia quando andiamo a camminare in montagna.

Possiamo dire che i nostri cani danno un grande contributo alla protezione del gregge. Avendo noi meno di 150 capi, è facile gestirli e proteggerli perché stiamo sempre in mezzo a loro.

Dobbiamo puntualizzare che quando ci siamo stabiliti qui sapevamo della presenza dei lupi, e che avremmo dovuto adattarci. È più difficile cambiare le abitudini di chi non deve avere a che fare con loro, ma non impossibile!

La soluzione per proteggersi non è una sola, ma una combinazione di fattori. Il lupo è un animale molto intelligente e sa adattarsi per sopravvivere.

4. Cosa ci potete dire dei cani da guardiania, dei pro e contro del loro impiego?

Sono essenziali per proteggere il gregge. Ma dobbiamo rivedere completamente il nostro approccio nei loro confronti.

Per prima cosa, non dovrebbero essere considerati come semplici “attrezzi” o come un mezzo per fare soldi (il governo concede un sussidio ai pastori che tengono cani da guardiania). Noi consideriamo i nostri membri del team, confido molto nelle loro capacità. Quando sono di guardia, sono le mie sentinelle, mi avvisano e inseguono gli intrusi che si avvicinano troppo al gregge.

Tra gli svantaggi ci possono essere i costi di mantenimento. Riceviamo gli aiuti, 815 € per cane all’anno. Questo non copre l’intera spesa per nutrirli.
Un altro problema è dato dalle interazioni con persone estranee: come dicevo prima, possono essere molto complicate!

Inoltre i cani possono avere un impatto sulla selvaggina, al di là del lupo. A volte cacciano e uccidono piccoli animali. Ma questa è anche la loro forza, perché comportandosi come un branco è più facile che vengano rispettati dai loro “cugini” selvatici.

Noi qui non potremmo stare senza di loro. Il lupo è un animale opportunista, a tal punto da poter arrivare molto vicino alla fattoria. Ma grazie ai nostri cani, le mucche e i cavalli sono al sicuro e possono pascolare qui intorno, tutto l’anno.

 

5. Per l’opinione pubblica, l’impiego di cani da guardiania può essere pericoloso. Come proprietari, cosa potete dirci in proposito?

Dire che avere un cane da guardiania può essere pericoloso equivale a dire che avere un qualsiasi cane può essere pericoloso! Noi lavoriamo con degli esseri viventi, quindi ogni situazione ha i suoi rischi, anche con una “semplice” semplice pecora.

Noi, come umani, non abbiamo ancora una visione completa sull’utilizzo di cani da protezione. Siamo ancora fermi ai dogmi per cui i cani non devono vedere altro che il gregge.
E li rendiamo instabili, perché non rispettiamo le loro necessità.

Grazie alle nostre attività di woofing (lavoro in cambio di vitto e alloggio, ndr), i nostri cani vedono molte persone. Sì, 14 cani che abbaiano possono essere impressionanti, ma non abbiamo mai avuto problemi con loro. L’unico elemento di disturbo del gruppo è il mio cane guida, Lawgi, un pastore Australiano!

Un cane da guardiania è prima di tutto un cane, e avrà sempre gli stessi bisogni di un animale domestico o di altro genere, per essere un buon cane. Dopo la scomparsa del lupo in Francia, il Pastore dei Pirenei è diventato un eccellente cane da compagnia, con le sue peculiarità, certo, ma comunque vive in casa. Anche se la selezione potrebbe non essere più la stessa, rimane il fatto che i Pastori dei Pirenei non sono più pericolosi di altre razze. Ciononostante, hanno bisogno di tempo perché possano diventare dei buoni compagni domestici.

6. Cosa pensate dell’impatto dell’addestramento e della creazione dei legami sul comportamento dei cani da protezione?

L’educazione è essenziale per gli animali con cui condividiamo la nostra vita ogni giorno. Siano essi cavalli, pecore, capre, mucche o cani, viene stabilita una reciprocità, un mutuo rispetto.

I miei cani non obbediscono a ogni mia singola parola, ma hanno delle conoscenze di base, hanno incontrato altre persone, hanno vissuto in gruppo e appreso codici canini. Sono anche liberi di evolversi.
Sono dei veri compagni. Charlie, il nostro Pastore dei Pirenei, ama le coccole e stare in casa d’estate, alla fine della giornata. Questo fa di lui un cattivo cane da protezione? Per nulla! Comunque, se rispettiamo le regole, deve stare solo con il gregge e non passare del tempo con noi…

I cani lavorano per compiacerci, non per costrizione. Questo cambia molte cose.

 

7. Quali consigli vi sentite di dare agli agricoltori che vogliono seguire il vostro esempio?

L’unico consiglio che posso dare è: rispettare il cane. Dargli il tempo necessario per acquisire queste capacità.
La nostra Leche ci ha messo 6 mesi prima di imparare a seguire il gregge. Probabilmente da piccola era stata attaccata da qualche capra o pecora, nel recinto, e aveva paura di loro. Ora ha due anni ed è un cane da protezione molto sicuro di sé!

 

8. Per concludere, cosa volete dire a chi non ha l’opportunità di vivere la vostra stessa esperienza?

Sappiamo di essere fortunati a fare questo lavoro, vivere delle nostre passioni, apprezzare la natura in modo positivo, circondati da tutti i nostri animali.

La coesistenza è possibile, e deve esserlo. Quindi dobbiamo attrezzarci per realizzarla il prima possibile.