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Senza quartiere: dal Veneto alla Sicilia, due donne contro il randagismo

Table of Contents

Valentina e Rita sono due persone determinate e tenaci
che hanno fatto della tutela dei cani e dei gatti randagi un tassello importante della propria vita.
Ma qui non si tratta di nord o sud, perché il randagismo e l’abbandono non hanno geografia.

 
 
Operano in due contesti molto diversi, a 1370 km l’una dall’altra, ma nonostante la distanza hanno qualcosa in comune: la passione per gli animali e la volontà di fare tutto quanto in loro potere per poter accudire, tutelare e garantire una famiglia ai cani e ai gatti che hanno la fortuna di incontrarle sulla loro strada.

Valentina Perin opera in un contesto in cui la piaga del randagismo è tenuta sotto controllo nonostante ogni settimana vengano accolti animali da ogni parte d’Italia. È impegnata in un canile e in un gattile ben organizzati e funzionali, tanto da riuscire a garantire ogni hanno più di mille adozioni tra cani e gatti. Nonostante ciò, insieme agli altri volontari si trova ogni giorno a dover intervenire per tutelare i diritti di chi non ha voce e combattere gravi casi di incuria e maltrattamenti.

Rita Brancato è nata e tuttora vive in un contesto, quale è quello siciliano, da molti considerato come la “fonte del randagismo”. Nel comune in cui opera come assessore il lavoro da realizzare è tanto e le emergenze sono all’ordine del giorno, ma non mancano voglia e impegno di raggiungere traguardi ambiziosi.

Entrambe hanno riposto fiducia nel progetto “A Companion Animal Is For Life” in cui vedono uno strumento importante per valorizzare la visione del rifugio quale luogo di transito e favorire il circolo virtuoso delle adozioni.
 
 

Valentina e il volontariato: passione e responsabilità a tempo pieno

 

 

Raccontaci un po’ di te.

almo nature valentina perinLavoravo in amministrazione in una multinazionale. La mia passione per gli animali è sempre stata grande e non riuscivo più a conciliare famiglia, lavoro e volontariato. Quando fai volontariato in un rifugio è molto difficile smettere di pensare.
Quando vivi emozioni forti, esperienze che ti coinvolgono come il salvataggio di 40 cani da una struttura lager non riesci a concentrarti su altro, sei coinvolto al 100% e non riesci a toglierti alcune immagini dalla testa.
Ad assorbirti totalmente non sono solo le situazioni di emergenza, ma anche i problemi pratici che la vita di un rifugio comporta. Per tutte queste ragioni, ho deciso di lasciare il lavoro e dedicarmi al volontariato a favore di cani e gatti randagi; ad oggi abbiamo 60 comuni convenzionati e tutta la provincia da gestire.
 

Com’è la tua vita oggi?

Dalla mattina al primo pomeriggio mi dedico al volontariato: vado in canile e in gattile. Gestisco le emergenze quotidiane e la parte che riguarda la contabilità della sezione.

Collaboro con tanti volontari nonostante non sia un lavoro vero e proprio per me è importante che tutti svolgano il proprio ruolo con impegno e senso di responsabilità, che a tutti sia chiaro che ogni turno mancato in rifugio o ad un evento corrisponde ad un servizio in meno per animali che dipendono in tutto da noi.
 

Un ricordo felice

Tutte le volte in cui siamo riusciti a chiudere dei canili in cui i cani non erano detenuti nel rispetto dei loro bisogni e in cui non si garantivano le adozioni. In particolare, ricordo gli ultimi due canili negli ultimi due anni: la prima volta abbiamo salvato 40 cani, la seconda volta 100 cani. Tutti noi volontari eravamo uniti per raggiungere un unico obiettivo e si capiva la carica emotiva di queste iniziative. E’ stato molto bello.
 

Un evento brutto da dimenticare

Quando sono arrivata troppo tardi: in un caso, in seguito ad una denuncia per maltrattamento siamo arrivati troppo tardi e gli animali erano morti.
 

Le adozioni

È molto importante sapere scegliere l’adottante giusto per ogni animale. Bisogna tener conto di tanti fattori che non vanno assolutamente sottovalutati del potenziale adottante e degli animali in attesa di famiglia.
 

La storia di adozione più bella che ricordi?

Geppetto un gatto anzianissimo che ha trovato finalmente casa. C’è una casa per tutti, bisogna avere solo pazienza e mirare a realizzare adozioni consapevoli e responsabili.
 

Ci dai un po’ di numeri sull’attività di ENPA sezione Treviso?

120 volontari, 1100 adozioni gatti e 460 di cani solo nel 2018!

 

Come fai a conciliare il tuo ruolo di volontaria per gli animali, moglie e mamma?

Non lo concilio (risata). Ci provo da anni ma non ho ancora trovato il sistema.

 

 

Rita, un’amante dei cani con delega al randagismo per Lentini

 
 
almo nature rita brancatoRita è nata a Roma il 1 aprile 1964. Trasferitasi in Sicilia ad un mese d’età, vive da sempre a Lentini (SR). Ha frequentato il liceo classico e subito dopo gli studi ha cominciato a lavorare per un consorzio di beni culturali. Attiva in politica fin dal liceo, ha collaborato soprattutto con le associazioni si occupavano di randagi.
A luglio 2017 è stata eletta per il Comune di Lentini (SR) assessore alle
Pari Opportunità – Solidarietà Sociale – Servizi Demografici – verde Pubblico – Beni Culturali e ha chiesto espressamente di avere la delega al randagismo.
 
Qual è la tua visione su questo problema?

Io vedo nelle cucciolate domestiche la maggiore fonte del randagismo, perché c’è deresponsabilizzazione tra molti proprietari. Infatti la maggior parte dei cani vaganti sul territorio sono padronali, nati in famiglia, questo perché certi proprietari di cani e gatti sanno che se abbandonano una cucciolata c’è chi se ne prende cura.
La nostra fortuna è che ci sono tantissime persone sensibili e volenterose pronte ad aiutare i cuccioli e i cani vaganti e che si danno da fare per trovare famiglie idonee alle adozioni.
Per contro, la presenza di queste splendide persone porta molti soggetti ad approfittarsene: spesso troviamo i cuccioli avvolti nelle copertine e lasciati sul marciapiede. È un fenomeno complesso che può essere arginato solo con la collaborazione di tutti i soggetti.

 
 
Quali azioni avete realizzato nel 2018 e realizzerete nel corso del 2019?

Stiamo intervenendo su più fronti. Abbiamo completato la costruzione del primo lotto del canile sanitario riprendendo un progetto approvato dal Ministero e fermo da 6 anni. La struttura è quasi pronta, quanto prima provvederemo a completarla con gli arredi.
Abbiamo attivato la procedura per la costruzione di circa 30 box con in mente la concezione di canile come luogo di transito: i cani devono poter entrare ma anche uscire quanto prima. In canile i cani non devono scontare l’ergastolo, ma sostare prima dell’adozione.

Inoltre, stiamo realizzando diverse iniziative per sensibilizzare ed educare la popolazione e favorire un comportamento responsabile: sono pronte due “aree cani” nella zona verde della città e altre tre sono in fase di progettazione.
 
L’azione sul campo
Siamo molto impegnati sul fronte delle adozioni: grazie alla collaborazione dei singoli volontari e dell’associazione P.A.C.E. negli ultimi mesi abbiamo garantito l’adozione di 22 cani. I volontari non si risparmiano mai e fanno tutto ciò che è in loro potere per accudire gli animali del territorio.Ho la fortuna di poter contare su colleghi molto validi che insieme a me gestiscono l’Ufficio Randagismo.
 
Non ho comunque mai smesso di far mancare il mio contributo come privata cittadina. Alcuni mesi fa, per esempio, ho ricevuto una telefonata alle 11 di sera, una cagnolina era stata investita sulla ragusana. Era rimasto incastrato nella parte anteriore della vettura, e dopo che i pompieri sono riusciti a liberarlo dai rottami, mi sono occupata personalmente del ricovero in una clinica di Siracusa. La cagnolina si è ripresa completamente e tra noi ora c’è un legame molto forte.
 
Quali sono le prospettive per il futuro dal tuo osservatorio sul fronte prevenzione e lotta al randagismo?

Il lavoro da fare è tanto e la mia intenzione è quella di gettare le basi solide per il futuro che non mi vedrà più assessore. Mi rendo conto che si tratta di una tematica molto particolare e c’è bisogno di una certa sensibilità nei confronti dei cani e dei gatti. Diversamente non si possono comprendere fino in fondo le esigenze degli animali coinvolti e di chi ha il compito, a diversi livelli, di accudirli.
Sto cercando di attivare una rete di collaborazione, concentrandomi su attività cruciali: realizzare il secondo lotto per il canile, intensificare la collaborazione con le associazioni e i singoli volontari che già sono molto attivi. Non ultimo, voglio cercare di incrementare il capitolo di spesa che ad oggi è di € 100.000,00, uno sforzo immenso per un comune come il nostro.

Non le nascondo che spesso sia io che i volontari finanziamo personalmente alcune attività o specifici interventi.
 
Questo, quindi, più che un lavoro è una vera missione. Come fa a conciliare la sua attività come assessore, con particolare riferimento alla delega al randagismo, con la sua vita privata?

Quando non sono in comune mi occupo di cani randagi.
Ieri pomeriggio per esempio, fino alle cinque del pomeriggio sono stata impegnata ad occuparmi dei cani del Comune di Lentini presenti sul territorio. Poco importa che fosse una domenica (sorriso).

Un anno fa mi chiamò una dottoressa di un ambulatorio denunciando l’abbandono di una cucciolata. In quel periodo non c’era una convenzione con il canile perciò decisi di prenderli con me. Quei piccoli oggi sono otto cagnoni giganti che accudisco ogni giorno e che ho fatto sterilizzare.

Non ci sono Natali né Capodanni, ma questo è lo spirito con cui continuerò a fare il mio lavoro!

 
 

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