Pignorabilità degli animali domestici: il dibattito italiano e la situazione europea

Gli animali non sono cose: lo si dice ai bambini per insegnare il rispetto per tutti gli esseri viventi, ne si è convinti quando si adotta con consapevolezza un animale e quando si condanna con forza l’abbandono o la violenza. Purtroppo, però, la legge italiana non sembra accogliere in pieno questa istanza e come per molti altri temi aggira la questione lasciando sul tavolo il tema della pignorabilità degli animali domestici.

 

L’iniziativa italiana #giùlezampe

Infatti, ad oggi, alla stregua di un elettrodomestico gli animali domestici possono essere soggetti a pignoramenti di Equitalia. Il problema potenzialmente tocca i 25 milioni di italiani che hanno in casa un animale domestico ed è al centro dell’iniziativa #giùlezampe. A promuovere il dibattito e soprattutto una petizione on line (http://change.org/giulezampe) è stata la conduttrice Tessa Gelisio, Presidente di ForPlanet Onlus che si rivolge al Governo Italiano per ripensare al valore degli animali domestici nel Codice Civile e Penale attraverso leggi ad hoc che li distinguano chiaramente dalle proprietà sequestrabili e pignorabili.

E, in effetti, questo tema colpisce nel vivo le sensibilità di chi ama gli animali al punto da viverci accanto e destinare tempo e risorse economiche per la sua cura, come ricorda proprio la conduttrice nella redazione della petizione: ‘Se l’art 514 del Codice di Procedura Civile vieta il pignoramento dei beni che hanno valore affettivo, come la fede nuziale, per evitare forme di pressione psicologica sul debitore, non è più possibile invece ritenere pignorabile un animale domestico che da anni vive insieme al suo proprietario. Il pignoramento deve colpire il patrimonio del debitore e non i suoi sentimenti!’.

 

La situazione in Europa

Ma come si pongono gli altri paesi del Vecchio Continente a proposito della pignorabilità degli animali? Il panorama europeo risulta abbastanza variegato.  Infatti, mentre in Olanda, la situazione è del tutto analoga a quella italiana ed il dibattito sulla questione al momento non sembra particolarmente acceso, gli altri paesi hanno preso posizione in tempi abbastanza recenti. Germania, Austria e Svizzera adottano il medesimo approccio al tema: non si può pignorare un animale domestico a patto che viva con l’ipotetico proprietario e non sia in realtà uno ‘strumento di lavoro’. Il Regno Unito toglie di mezzo qualsiasi ambiguità fornendo una lista di beni non pignorabili nel Taking Control of Good Regulations 2013 che è stata aggiornata ad aprile 2014 e riporta testualmente la voce ‘cani da assistenza, cani da pastore, cani da guardia o animali domestici’

Anche la Francia vieta il pignoramento di animali domestici e dalla fine del mese scorso ha fornito un ulteriore spunto ai vicini europei.  Infatti, sono stati approvati degli emendamenti del Codice Civile Francese che riconoscono agli animali domestici lo stato di esseri viventi dotati di sensibilità.  Questo cambiamento volto a ostacolare la violenza sugli animali è seguito all’esito del sondaggio condotto dall’associazione 30 millions d’amis che ha visto il favore del l’89% della popolazione francese. Seppur salutata con favore anche oltre i confini nazionali, la nuova legge  nasconderebbe per qualcuno dei ‘punti deboli’ come la mancata considerazione di ‘esseri sensibili’ per gli animali in libertà e l’assenza di effettiva presa di posizione nei confronti di pratiche come la corrida, la caccia alla volpe, i combattimenti di galli, la macellazione rituale o la pesca e l’agricoltura. Il dibattito, dunque, resta aperto e non è privo di contraddizioni: l’Italia è solo all’inizio.