“Non siamo strumenti da caccia”, intervista con ItaliaPodenco

 

Sulle isole Canarie i podenchi, antichissima razza di cane che prolifera nell’arcipelago da millenni, vengono allevati e sfruttati esclusivamente per la caccia, spesso in condizioni disumane, per poi essere abbandonati o abbattuti nel momento in cui non servono più l’unico scopo che i cacciatori vedono in loro.

ItaliaPodenco è un’associazione che si occupa del recupero e dell’adozione di questi podenchi.
Ad oggi contano una decina di membri tra nord e centro Italia che si occupano di circa 30 cani all’anno.
L’associazione è nata inizialmente da un gruppo di amici con esperienze precedenti nel mondo dei rescue che hanno poi deciso di costituirsi come associazione.
Abbiamo parlato con Daniele Grobberio, che ne fa parte, per sapere di più su questi eleganti animali e sulle attività dell’associazione.

Questa intervista fa parte di una serie di incontri e articoli per promuovere il nostro progetto “A Companion Animal is for Life”.

In cosa consiste il vostro lavoro?

Collaboriamo con dei volontari sulle isole Canarie che ci segnalano podenchi in difficoltà, poi da qui ci prendiamo in carico i cani, selezioniamo per loro la miglior adozione con visite pre e post-affido e se necessario studiamo per loro un percorso di socializzazione.
Mettiamo al centro il cane e la sua serenità e felicità in famiglia per far comprendere che un cane socializzato educato è un cane felice.
Sollecitiamo spesso gli adottanti a svolgere attività con i cani essendo il podenco un cane molto recettivo e volenteroso.
Tuttavia, chi si prende l’impegno di adottare deve sapere che li aspetta un percorso spesso lungo per riadattare alla vita sociale il cane.
Va detto che il podenco è un cane estremamente volenteroso e desideroso di imparare, un cane empatico che stabilisce con il proprio umano rapporti viscerali. Tutti i nostri podenchi non solo si sono adattati alla vita in casa ma

alcuni svolgono attività sportive con ottimi risultati.
Ci assicuriamo che i podenchi prima di arrivare in Italia vengano visitati, microchippati e vaccinati. Il cane arriva in Italia con passaporto internazionale e se non sono cuccioli i cani vengono castrati o sterilizzati prima dell’arrivo.

Come funziona il sistema di allevamento e addestramento dei podenchi nelle Canarie? Cosa c’è di sbagliato?

Sono cani che vengono sfruttati per la caccia e vengono considerati esclusivamente come strumento per questo fine.
Parliamo di allevamento selvaggio e non controllato, i cani vengono tenuti in situazioni igieniche precarie alimentati poco e in modo non adeguato.
Vivono lontani da contesti urbani rinchiusi in recinti o grotte e tenuti a catena, spesso muoiono di stenti.
In tutto questo nessuno bada alle cucciolate e i piccoli che sopravvivono a questa vita d’inferno subiscono una prima selezione dove si decide se servono o meno, in generale se non tenuti per la riproduzione la vita del podenco è fatta di due massimo tre stagioni di caccia, finita la carriera nella migliore delle ipotesi vengono abbandonati per poi morire di fame o finire nei canili lager (le perrera), diversamente il cacciatore stesso se ne sbarazza.

Cosa si può fare per risolvere il problema? E non pensa che ci sia il rischio di consolidare un’abitudine?

Leggi inadeguate o non applicate, mancanza di cultura, conflitti di interessi tra autorità e cacciatori sono la ricetta di questa disgraziata situazione.
Che fare? mettere un limite nella detenzione dei cani, controllare come vengono tenuti e verificare che tutti i cani siano registrati.
Va precisato che noi ci inseriamo in una situazione consolidata da decenni dove il podenco non ha nessun valore, i cacciatori chiamano questi cani “ferraglia” perché li considerano qualcosa di cui puoi sbarazzarti quando non serve più, attorno a questa cultura della caccia c’è un mondo di non cacciatori indifferenti a ciò che succede ai cani.
Mandy è stata una delle vittime di questa mentalità: trovata vagante con ferite al costato e alle zampe da trascinamento sull’asfalto, ha riportato diverse costole rotte ed un polmone perforato; era giovane e con scarse attitudini alla caccia tanto da “meritare” di essere legata ad un auto e trascinata per chissà quanti metri. Nonostante due interventi per provare a salvarla non ce l’ha fatta.
Quando pensiamo, poi, alle perrera non dobbiamo pensare a canili affollati: i cani sostano per tempi brevissimi per poi essere abbattuti (la legge spagnola lascia alle diverse regioni la decisione sul tempo minimo prima di poter sopprimere un cane, ma spesso sono tempi inferiori al mese, ndr).
L’unico strumento nelle nostre mani è salvarli e dargli una famiglia. Certamente i volontari spagnoli si muovono sul territorio e denunciano quotidianamente abusi alle autorità che spesso restano indifferenti. Manifestiamo ogni anno in contemporanea in tutta Europa per chiedere al governo spagnolo di intervenire nella situazione dei podenchi e dei galgo.
L’altro nostro lavoro è cercare di far comprendere il valore del podenco, che come per gli altri cani “non è buono solo per caccia” è un cane meraviglioso in famiglia empatico con i bambini un cane che ci può accompagnare nelle nostre attività sportive, cerchiamo di creare una controcultura che attribuisca al cane un valore in quanto essere vivente e non strumento o mezzo che butti quando non serve più.
Se ti dicessi che questo nostro lavoro porta grandi frutti ti direi una bugia, però crediamo che nel tempo questo seminare cultura possa portare a risultati.

Quali sono i vostri bisogni principali come associazione?

Come tutte le associazioni uno dei bisogni è recuperare fondi da destinare alla cura e al mantenimento dei cani, spesso accogliamo cani che a causa di traumi necessitano di interventi veterinari molto costosi e noi viviamo semplicemente di offerte che le persone destinano ai nostri podenchi.
L’altro bisogno è trovare sul territorio italiano professionisti cinofili che regalino un pochino del loro tempo e che aiutino il cane e l’adottante a compiere il giusto inserimento, che aiutino le persone che generosamente stallano i nostri cani a compiere un percorso che porti il cane ad integrarsi con maggior facilità nella nuova famiglia.

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