Lettera Aperta a Matteo Renzi

Caro Cittadino Presidente del Consiglio,

mi chiamo Pier Giovanni Capellino, imprenditore dal 1983, oggi alla guida di Almo Nature (pet food +aLmore), ed è per un’iniziativa del suo aLmore che ti scrivo.

 

Quest’anno la cronaca ha portato alla nostra attenzione due predatori naturali: il lupo e l’orso. Con l’avvento dell’autunno e sino a tutta la primavera del 2015, il lupo sarà testimonial di Almo Nature e noi, la marca, proveremo a ricambiare da un punto di vista umano attraverso progetti concreti: il finanziamento già avvenuto della costruzione del centro “Just Freedom” (già attivo) per il recupero fisico dei lupi al solo scopo di rimetterli in libertà; il sostegno a numerosi pastori in conflitto con il lupo attraverso la consegna di cibo per i loro cani sino a tutto il 30 giugno 2015, ma soprattutto sostegno ai pastori attraverso questa lettera indirizzata a te dopo essermi confrontato con loro. Non solo, Almo Nature ha realizzato tre filmati per tutto il pubblico europeo con lo scopo di sensibilizzare e informare su questo tema: un documentario unico sulla ritrovata libertà di due lupi dopo il recupero nel centro “Just Freedom”; la storia vera di questi due lupi raccontata con gli occhi degli umani e infine un corto d’arte, “The Promise”, firmato Gabriele Salvatores.

 

Almo Nature è convinta che i predatori autoctoni dei territori italiani – come il lupo o l’orso, appunto – possano costituire un reale valore aggiunto per tutti i prodotti che l’agricoltura produce in quelle aree, e che perciò andrebbero contraddistinti con marchio di tutela e così promossi e commercializzati.
Acquistare un prodotto proveniente da una zona in cui la biodiversità viene preservata offre qualcosa in più al consumatore finale, un lusso esclusivo da godere, un vero plus valore che unisce alla qualità del prodotto, la conservazione e il rispetto del territorio e di un ecosistema naturale almeno complementare a quello artificiale delle aree agricole a vocazione intensiva.

 

Presente da sempre, rilanciato dai fatti recenti e meno recenti, abbigliato nello stile del tempo, il tema del ruolo che gli umani intendono riservare alle specie non entrate a far parte del sistema di produzione (cioè le specie selvatiche) potrebbe essere un tema di cui il nostro Paese – decadente, ma in cerca di modelli di identità e benessere collettivo utili al suo rilancio – potrebbe farsi campione in Europa andando oltre le sicurezze e inquietudini tedesche, ormai modello e pensiero unico in un’Europa che rischia di cessare se non riparte dalle sue diversità (naturali).

 

In breve, ho in mente un progetto economico a saldo attivo per lo Stato.

 

L’Italia somma ricchezze artistiche, paesaggistiche, gastronomiche: nessun altro Paese le possiede unitamente.

In attesa del loro rilancio che non necessita di nuovi enti o ulteriore denaro pubblico, si aggiunga da subito la promozione della biodiversità naturale e delle produzioni agricole che confinano con le nostre aree protette e con i nostri boschi che, ben regolate da un protocollo di tutela e di rispetto del mondo con cui confinano, potrebbero trovare posto sul mercato esprimendo un valore attraverso un segno distintivo che simboleggi la produzione in prossimità di predatori naturali: avremo latte e formaggi da pascoli in zone popolate dai lupi, mele da frutteti al limitare di boschi abitati da orsi e così via.

I predatori naturali diventano una risorsa la cui presenza certifica la qualità del prodotto e del metodo di produzione. Indispensabile stilare un disciplinare di produzione specifico tratto dal biodinamico e dalla nostra tradizione, e arricchito dalle moderne possibilità che una ricerca scientifica così orientata offrirebbe. Il lupo, da apparente problema per i pastori, diventa risorsa per le produzioni; l’orso, da problema per gli operatori turistici, diventa risorsa e motivo di interesse per chi non vuole aver paura della paura (promuovere il coraggio e un po’ di temerarietà all’Amerigo Vespucci in alternativa alla cultura dei diritti che non indica a chi spetterebbero i doveri).

 

L’Italia ha la presidenza dell’Unione Europea: promuova subito, tramite il tuo governo, un progetto a tutela delle produzioni agricolo-pastorali delle colline e della montagna (terre alte) includendovi la tutela della biodiversità che le circonda e prendendo a simbolo – per quelle produzioni – l’immagine dei predatori naturali trasformati da problema in risorsa per quell’agricoltura. Si prenda spunto dal modello Alibaba di cui si parla: si crei un portale per l’agricoltura biodiversa italiana che consenta a quei contadini (uniti in consorzio) di vendere i loro prodotti in Rete, affrancandosi da una filiera dominata dalle multinazionali.

Se l’Europa accetterà di tutelare le produzioni alimentari di alta collina e di montagna, quei contadini e quei pastori troveranno la dignità e il coraggio di un impegno massimo e genuino ed io, come imprenditore – se mi vorranno – sarò al loro fianco per portare quelle produzioni ovunque nel mondo. L’Italia produrrebbe un modello da imitare per l’eccellenza dei prodotti e del modello socio-economico, grazie alla creazione dal basso di un valore diffuso a vantaggio di tutte le forme di vita che animano quei territori: animali, uomini e piante.

 

Ad oggi, non esiste informazione sui predatori che popolano la natura italiana: neanche un sito di un parco o di una regione o dello stesso Corpo Forestale dello Stato che spieghi come comportarsi nell’eventualità di un incontro con un lupo, un orso o un semplice cinghiale.

Disinformazione, ignoranza, paura.

 

Perché non sviluppare questo nuovo progetto portandolo anche nelle scuole, perché non associarlo alle tante iniziative di educazione alimentare per noi adulti?

La biodiversità è un enorme valore di cui l’Italia ancora dispone e che andrebbe comunicato sia agli italiani, sia ai turisti perché si torni a meravigliarci per l’ambiente che abitiamo e a rispettarlo di più.

A ciò si aggiunga il valore di un modello vincente che potrebbe indurre nuovi comportamenti economici per la valorizzazione e la tutela del nostro paesaggio e non il suo solo sfruttamento; un modello virtuoso anche per le nuove generazioni (oggi umiliate nella costrizione del lamento), che potranno trovare nella sua emulazione, una nuova spinta ottimista verso il futuro.

Fermiamo il consumo del suolo in favore di modelli che mettano la nanotecnologia e la valorizzazione della “dimensione natura” al centro della ricerca scientifica e dei nuovi lavori che dovranno sostituire progressivamente quelli generati dalla vecchia rivoluzione industriale e commerciale, ad oggi non più sostenibili.

 

Occorre creare un modello di produzione complementare (e in futuro alternativo) a quello in vigore, sostenuto da una ricerca scientifica al servizio della biodiversità naturale. I consumatori sono sensibili al plus valore dei prodotti (dall’artigianato locale, fino all’iPhone) e comprenderanno l’impareggiabile qualità dei prodotti dell’agricoltura bio-diversa italiana sostenuta dalla combinazione di tradizione bio-dinamica e ricerca scientifica, riconoscendo alle produzioni di queste terre il maggior valore che esse includono.

 

Comprendo la numerosità e l’urgenza dei tuoi assillanti impegni, ma se l’Europa attraverso la tua presidenza pro-tempore, promuovesse un marchio a tutela di queste produzioni, daresti un segnale forte all’Italia e all’Europa e (allenatore) avresti (hai già) altro pubblico che tifa perché la squadra vinca.

Con Stima,

Pier Giovanni Capellino
estote parati

Genova, 19 Settembre 2014