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Regenerating Villa Fortuna

A cura di Valentina Vaglia e Sumer Alali

 

I campi del progetto Regenerating Villa Fortuna (RVF), si estendono sulle colline del Basso Monferrato.

Quest’area agricola giace a riposo da almeno due anni, per questo motivo, prima di avviare ogni tipo di operazione fra i mesi di maggio, giugno e luglio 2019 è stato condotto uno studio preliminare per valutare la vegetazione e le caratteristiche del suolo approfittando così di un momento “di pausa” dalle attività antropiche.

Lo studio, che è attualmente in atto, permetterà di caratterizzare lo stato di fatto dell’area e di avere un’idea di partenza per l’avvio dei lavori agricoli futuri.

 

Per poter suddividere i campi in aree omogenee, prima del campionamento dei suoli, oltre che di una mappa delle pendenze e delle curve di livello, ci si è avvalsi dello studio della vegetazione.

Una volta individuata l’area del rilievo si è proceduto annotando: la data, la località, l’altitudine, l’esposizione, l’inclinazione e il tipo di substrato.

 

Poi sono state rilevate le informazioni relative alla vegetazione, in particolare l’elenco floristico delle specie con la stima quantitativa delle stesse suddivise, eventualmente, per strati.

Per la stima quantitativa delle specie si è adottata la metodologia proposta da Braun-Blanquet (1964) modificata da Pignatti e Mengarda (1962), che consiste nell’utilizzo dell’indice di copertura e abbondanza, che unisce caratteri diversi ma strettamente correlati. Per abbondanza si intende la densità degli individui di una determinata specie nel popolamento, mentre il grado di copertura stima la proiezione verticale di tutte le parti aeree degli individui di una determinata specie.

 

Ogni specie spontanea, nata su questo terreno, trasmette un messaggio che è in connessione con i funghi, i batteri e tutti gli animali che fanno parte dell’habitat di Villa Fortuna. Per questo motivo il riconoscimento ed il monitoraggio della flora spontanea è stato per noi un primo passo cruciale.

 

Il corotipo è il tipo di areale a cui appartiene una specie, o anche un genere o una famiglia che viene indicato col nome della zona geografica di pertinenza (ad es. corotipo mediterraneo, corotipo euroasiatico ecc.)

Per la flora italiana, nel 1997, Sandro Pignatti ha individuato circa 52 corotipi ma è noto che i principali elementi della flora italiana possano essere ripartiti anche in una settantina di questi. I corotipi sono definiti sulla base dell’areale proprio di una specie e quindi nel quale essa cresce allo stato spontaneo.

I semi utilizzati in agricoltura arrivano spesso da paesi lontani, rispetto al luogo in cui verranno coltivati, e può capitare che nuove specie esotiche arrivino in Italia proprio con il trasporto della semente da altre zone. Nelle aree agricole la flora spontanea è considerata come antagonista delle specie coltivate, poiché compete nell’utilizzo delle risorse (acqua, luce, nutrienti) con le colture pianificate dall’agricoltore.

Quindi, la flora spontanea, viene contenuta attraverso l’utilizzo di erbicidi o con azioni fisiche e meccaniche per debellarla. Alcune specie spontanee si adattano a questo tipo di competizione e diventano resistenti ai principi attivi che dovrebbero sconfiggerle mentre nella maggior parte dei casi alcuni individui tipici del luogo scompaiono.

 

Il progetto RVF considera le specie della flora spontanea allo stesso livello di quelle coltivate e sono considerate “commensali” dello stesso banchetto in cui le specie vegetali si ripartiscono le risorse disponibili. La flora spontanea garantisce nei campi le fioriture scalari e la segnalazione di eventuali malattie che possono aiutare nel processo produttivo e contribuiscono nel fornire servizi ecosistemici legati alla biodiversità.

 

Attraverso i rilievi della vegetazione si è ottenuta la lista delle specie erbacee rinvenute arrivando a classificarne circa un centinaio grazie all’utilizzo di specifici manuali per il riconoscimento (La Flora d’Italia, Sandro Pignatti 2017,2018, 2019) ed è stato l’inizio per la creazione dell’erbario di RVF.

Lo studio dei corotipi delle specie rilevate presso Villa Fortuna ci ha permesso di capire che l’indigenato della flora spontanea presente si suddivide fra mediterranee (36%), euro-asiatiche (31%), cosmopolite (18%), europee (7%), boreali (6%) e avventizie naturalizzate (2%).

 

Sono state identificate 19 parcelle che rappresentano la coesistenza nel territorio di specie provenienti da aree geografiche diverse: tipiche dei caldi ambienti mediterranei accanto a specie più tipiche di ambienti montani. Questa peculiarità trova spiegazione nella posizione, nel microclima, e la geo-morfologia del sistema pre-appenninico piemontese.

La suddivisione dell’area ha permesso di procedere con i campionamenti dei suoli che sono stati prelevati per condurre un’indagine preliminare sulle proprietà chimico-fisiche dei terreni dell’area.

 

Il suolo è una risorsa fondamentale per la vita sulla Terra. Per l’uomo, è alla base della produzione agraria e forestale fornendo, oltre che al cibo, biomasse, materie prime e una riserva di patrimonio genetico (semi, microrganismi …).

Il suolo ha un ruolo fondamentale nel ventaglio dei servizi ecosistemici poiché ha una funzione di regolazione delle acque, della vita degli organismi, del ciclo degli elementi ed è custode della memoria storica di un luogo e del suo paesaggio.

 

Lo studio riguardo il suolo ha permesso di indagare caratteristiche preliminari quali: la tessitura, il pH, il calcare totale e quello attivo poiché queste sono fondamentali per conoscere molte proprietà, idrologiche, chimiche e di capacità di influenza sulla disponibilità dei nutrienti, dei processi microbiologici e della crescita delle piante.

 

Il pH del suolo è alcalino (intorno a 8,2 e 8,4) e per curiosità è stata rinvenuta la specie Anagallis arvensis L. dalla colorazione blu, come suggerito dall’enciclopedia delle piante bio-indicatrici di Gèrard Ducerf (vol. 1 1992).

 

Fra i parametri analizzati la frazione organica ha un ruolo fondamentale sia per la nutrizione delle piante che per il mantenimento delle proprietà fisiche del terreno. La materia organica è composta da materiali contenenti carbonio. Questi materiali comprendono resti vegetali e animali (compresi batteri e funghi) in vari stadi di decomposizione. La materia organica fornisce nutrienti attraverso il processo di mineralizzazione, che è la decomposizione di composti organici per azione microbica in anidride carbonica e costituenti minerali.

 

Lo stato di abbandono dei terreni sta permettendo ai suoli di accumulare lentamente sostanza organica (in media è il 21%) ed il rapporto Carbonio-Azoto calcolato per i terreni che indica una situazione buona per un terreno agricolo, con valori tra il 9 e l’11.

 

Lo studio sta attualmente proseguendo per le analisi della presenza dei metalli pesanti e di sostanze chimiche residuali per valutare che cosa sia rimasto in questi terreni rispetto alle tracce di agrofarmaci utilizzati dalla gestione precedente.

 

Inoltre ulteriori campionamenti saranno utili per l’analisi della qualità biologica dei suoli e poter indagare quale sia la frazione vivente del suolo studiando la microflora (batteri, protozoi, funghi ed alghe), fauna edafica (nematodi, lombrichi, artropodi come acari e collemboli, piccoli mammiferi).

 

Figura 1 La figura rappresenta la specie: Legousia speculum-veneris (L.) Chaix detta “specchio di venere” che è una specie è classificata fra le Euri-Mediterranee (Euri-Medit.), ovvero con areale prolungato verso Nord-Est.
Figura 2 La figura rappresenta il Cirsium arvense (L.) Scop. detto “cardo campestre” che è classificato fra le specie Euroasiatiche perché hanno areale generico in Europa e Asia.
Figura 3 La figura rappresenta l’ Echium Vulgare L. detta la “viperina azzurra” che è una specie classificata fra le Europee, ovvero con distribuzione solo in questo continente.
Figura 4. La figura rappresenta Anagallis arvensis L. detta la “centocchio azzurro” che può presentare una corolla dai petali arancione ma anche blu-viola.

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