Farmers&Predators: la Lince iberica, da Andujar al Coto Doñana

Il diario di viaggio di Angelo Gandolfi ed Elisabeth van Iersel, noti naturalisti e fotografi, attraverso la Francia meridionale, la Spagna e il Portogallo, alla scoperta dei grandi predatori, del loro impatto sull’ambiente e sulle comunità umane che vivono negli stessi ecosistemi. Reportage nell’ambito del progetto Farmers&Predators di Almo Nature

 
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Un habitat non del tutto “naturale”

 
Abbiamo trovato sconcertante il fatto che la conservazione della lince iberica non abbia avuto luogo nelle vaste zone naturali che ancora esistono in Spagna (di cui abbiamo parlato in precedenza), ma invece in un sito dove, qualunque sia il percorso, in auto o pedonale, ci si trova sempre in mezzo a recinti invalicabili con la scritta “coto privado de caza” (terreno privato di caccia, ndr).
 
E poi c’è pure il santuario della Virgen de la Cabeza che ti guarda dall’alto del suo colle, proprio in mezzo alla zona di maggior densità delle linci. Visto sulla cartina, ci si immaginava una chiesetta rurale. Invece è un incredibile palazzone fuori misura che durante le maggiori ricorrenze arriva ad attirare la presenza di 300.000 devoti.
Avete letto bene, in pochi ettari si addensa la popolazione di una media città.
 

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Il santuario della Virgen de la Cabeza sorveglia il territorio delle linci ad Andujar

 

Per respirare una miglior aria decidiamo di fare un salto in un luogo non troppo distante che conosciamo bene, la Sierra de Cazorla y Segura, 200.000 ettari di boschi, montagne e acque sorgive.
 
Qui una guida naturalistica ci racconta che si aspetta a medio termine di vedere il lupo dalle sue parti. Questo perché gli è stata segnalata la presenza a Cuenca, un’area forestale molto estesa ad est di Madrid. Non ce lo aspettavamo, il percorso principale della specie sembrava essere verso ovest.
 
Qualcuno sostiene ancora che sulla Sierra Morena, tra dehesas e riserve di caccia, sopravviva un piccolo gruppo di lupi, un po’ sempre sull’orlo dell’estinzione.
 
Il sito andalucia.com ritiene che non ci sono più lupi nella regione. Però dal 2016 è stato lanciato un programma di recupero della specie, con consistenti finanziamenti UE.
Sul web si parla solo dell’inizio del progetto, non si hanno però notizie certe e aggiornate. Le abbiamo chieste via mail, ci è stato risposto in poche righe che si sta facendo opera di educazione e convincimento… ma non si sa nulla sullo status della specie.
 

Sforzi di conservazione per la lince

 
La popolazione del lupo può essere ripristinata con provenienza dal nord, ma una decina di anni or sono ci si è accorti che non c’erano più linci iberiche al di fuori di due piccole popolazioni in Andalusia, una in Sierra Morena e una al parco nazionale Coto Doñana.
Nessuno faceva ricerche sul campo, si continuava a ripetere che c’erano linci in Estremadura, in Portogallo e altrove, dove invece erano da tempo estinte.
 
Per fortuna il programma di protezione e ripopolamento, pur tardivo, ha avuto successo.

Da meno di cento esemplari, pare che oggi si possa contare su una popolazione di circa 200 linci ad Andujar, circa 80 nell’area contigua ad est (Carolina/Despeñaperros), altre 80 al Coto Doñana e gruppi sparsi sui monti di Toledo, nel Portogallo meridionale e in Estremadura, in tutto poco di più di 500 esemplari.

Si è trattato di un’operazione globalmente piuttosto complessa, benché la lince non abbia i nemici e i pregiudizi che ha il lupo. Il cuore del progetto ha sede nello storico parco del Coto Doñana.
 


 
Si tratta probabilmente del parco nazionale più assediato d’Europa.
Le sue celebri paludi costiere sono spesso all’asciutto, perché l’acqua del fiume Guadalquivir viene prelevata a monte per far crescere fragole, pomodori e ogni altra primizia che consumiamo.
 

 

 

L’uomo e gli equilibri naturali: chi distrugge e chi conserva

 

L’altro problema riguarda l’assedio del turismo.
 
Nel cuore del parco si trova l’enorme stazione balneare di Matalascañas, che Wikipedia accredita di appena 800 abitanti. D’estate però diventano decine di migliaia e le strade che attraversano i territori dove vive la maggior parte delle linci sono percorse giornalmente da colonne di automobili lanciate a folle velocità.
 
Questa situazione implica recinzioni e costruzione di sottopassi e sovrapassi, tutte opere costose e di difficile manutenzione.
 


 
Un’altra causa di mortalità della lince riguarda la carenza di prede: in particolare le colonie dei conigli hanno avuto un tracollo causato da una malattia mortale, la mixomatosi. Al parco Doñana sono state allestite zone di allevamento dei conigli, con recinti che solo la lince è in grado di scavalcare per andarsene a nutrire, evitando così la concorrenza di volpi e altri piccoli predatori.
 
Il programma di protezione riguarda soprattutto l’educazione e il convincimento di allevatori, guardaparco, cacciatori.
 
Infine il programma di ripopolamento implica la riproduzione in cattività di una popolazione di linci, da reintrodurre nel loro ambiente, inclusi il Portogallo, l’Estremadura, i monti di Toledo e il parco nazionale Cabaneros.
 
La sensazione complessiva del naturalista nei riguardi di questo programma non è diversa da quella che abbiamo provato nelle riserve di caccia di Andujar, cioè di un tentativo disperato e tutto sommato molto artificiale.
 
Però è apparsa di recente sui giornali spagnoli una notizia che fa ben sperare: pare che le linci non rimangano nei dintorni dei recinti protetti, ma si muovano anche verso nord.

Ne parleremo nelle prossime settimane.

 

Questo diario di viaggio rientra nel più ampio progetto di Almo Nature, Farmers&Predators, il cui obiettivo è favorire ed armonizzare la coabitazione tra gli allevatori e la fauna selvatica.
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Per leggere la prima puntata del diario, clicca qui