Farmers&Predators, dalle Alpi alla Sierra Nevada: fine viaggio, tra lupi e contraddizioni

Il diario di viaggio di Angelo Gandolfi ed Elisabeth van Iersel, noti naturalisti e fotografi, attraverso la Francia meridionale, la Spagna e il Portogallo, alla scoperta dei grandi predatori, del loro impatto sull’ambiente e sulle comunità umane che vivono negli stessi ecosistemi. Reportage nell’ambito del progetto Farmers&Predators di Almo Nature

 

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Non solo linci in Portogallo

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Il fiume Douro visto dal Portogallo, a sinistra il versante spagnolo


 
La lince reintrodotta non è il solo grande carnivoro in Portogallo: nelle aree interne meno popolate, dove il fiume spagnolo Duero cambia nome in Douro, vive una buona popolazione di lupi, che risultano legalmente protetti.
 
Ne è testimonianza il fatto che esistono ben quattro tipi di grandi cani da guardiania. Il più singolare è l’elegante Cao da Serra da Estrela, dal lungo pelo grigio screziato di nero e marrone.
Ne abbiamo fotografato una splendida coppia nella zona meridionale del Parque Natural Douro Internacional, tra il Rio Agueda e il Rio Coa, dove i lupi cominciano ad arrivare, provenienti probabilmente dalla Spagna.

 

Purtroppo il Duero/Douro è tra i fiumi più maltrattati al mondo. Nel solo tratto compreso nel parco ci sono la bellezza di sei dighe, e altre ve ne sono a monte. Non è neppure più un fiume ma una sequela di lunghi laghi serpeggianti.

Peraltro scorre tutto in un grande canyon, accessibile solo in pochi punti. Così la fauna che lo ha ripopolato vive tranquilla.

Cinghiali e caprioli, ma anche lontre. E soprattutto uccelli rapaci, avvoltoi, aquile e molte coppie della rarissima cicogna nera. E ora arrivano anche i lupi.

 

 

Sierra de la Culebra, il luogo delle contraddizioni

 

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La Sierra de la Culebra, paesaggio


 
Siamo ormai al confine con la Spagna, dove si estende una grande riserva nazionale di caccia, la Sierra de la Culebra. Il nome è ben noto tra gli appassionati del lupo, perché viene considerata l’area in Europa con la massima densità della specie. Ne abbiamo sempre dubitato, ma ci siamo dovuti ricredere.

Certo rimane il luogo delle contraddizioni: è “riserva di caccia”, dicevamo, e ciò riguarda anche il lupo perché siamo al nord
del Duero. Ogni anno vengono messi all’asta alcuni permessi di caccia al lupo, che raggiungono la cifra di 15.000 euro a capo.

 

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Il cartello indicatore del Centro del lobo ibérico ha un’icona non proprio rassicurante

Ma questo è anche il luogo dove vengono appassionati da tutto il mondo per vedere il lupo, come testimoniano diverse piccole imprese che propongono appostamenti di wolf-watching a prezzi modici.

 

I pochi villaggi dell’area beneficiano di questo tipo di turismo. E infine il governo della regione Castilla y Leon ha deciso di creare qui il Centro del Lobo Iberico.

Se ne era parlato molti anni fa, poi la cosa sembrava in stallo: notizie di stampa riportavano che i lupi immessi nei recinti a scopo di acclimatazione erano stati avvelenati.

Ora però il centro è aperto da tre anni, con otto lupi divisi in due recinti principali.

C’è stata pure una nascita, ora ha due anni e lo hanno chiamato con il nome del villaggio più vicino: Robledo.

 

 

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Questo è Robledo, che non sta cercando di saltare addosso al guardiano, sta solo cercando di attirare la sua attenzione senza avvicinarsi troppo

 

Lo scopo dell’istituzione del parco è certamente positivo, diciamo turistico/propagandistico a favore del lupo, con l’evidente contraddizione che vengono giustificati i permessi di caccia, per motivi generici e senza evidenziare uno straccio di criterio scientifico (che non esiste).
 
Dal punto di vista fotografico, e anche come osservazione amatoriale, il parco delude un po’.
Non è il peggiore in assoluto (il migliore rimane forse quello della foresta bavarese, dove Erik Zimen ha condotto i suoi studi pionieristici sul comportamento del lupo).
 
Qui il modo specifico di “far vedere” i lupi esclude che ci possano essere risvolti comportamentali interessanti. In pratica un esperto inscena una mini conferenza e uno show dove attira i lupi con bocconcini di carne. Questi si comportano come bravi cagnolini, leccandolo e saltandogli addosso. Con l’eccezione di Robledo, che è nato sì in cattività, ma essendo stato allevato solo dalla madre, rifiuta di avvicinarsi troppo agli umani. Tuttavia la documentazione museale sul lupo, pannelli, filmati e un piccolo museo, è di prim’ordine.
 

 

Tredici mastini per mille pecore!

La Sierra de la Culebra rimane comunque terra di pascolo, quindi di conflitto, visto che (ulteriore contraddizione) i danni alle greggi vengono risarciti solo a sud del Duero – dove il lupo è protetto – ma non al nord.
I pastori non girano certo armati per questo, ma non sono contenti e non amano il lupo.

Con qualche eccezione.

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Alberto con uno dei suoi tredici mastini, Leòn

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Il biglietto da visita di Alberto

Abbiamo trovato Alberto, che lavorava come tecnico in una grande azienda elettrica, ma ha preferito tornare al suo paesello natio. Ora ha 1000 pecore e in dieci anni non ne ha persa neppure una. Il suo segreto? Tredici mastini spagnoli.

E’ diventato quasi una celebrità e ha un sito, www.pastandoconlobos.com (pascolando con i lupi). Gli ho chiesto come faccia a nutrirli tutti e se non ne bastassero, magari, quattro o cinque alla bisogna.

 

No, ha risposto, con mille pecore ci vogliono proprio tutti
questi mastini. Speriamo bene: una femmina che stava allattando alcuni cuccioli pasteggiava a pagnotte…

 

 

Una landa poco ospitale. Per gli umani, non per i lupi

La Sierra de la Culebra non è particolarmente attraente dal punto di vista paesaggistico, né ci risultano, al momento, itinerari escursionistici degni di nota.
Si tratta di un altopiano intorno ai 700-900 metri, con escursioni termiche impressionanti e dalla vegetazione molto degradata, con ampie savane erbose e troppi rimboschimenti a pini (silvestri soprattutto).

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Il nostro furgone su una delle tante fasce tagliafuoco

Tali boschi artificiali sono ideali per gli incendi, e infatti il manto verde è solcato da ampie e bruttissime fasce antincendio.
Noi le abbiamo esplorate dettagliatamente, proprio a partire dal centro del Lobo Iberico, che secondo noi poteva attirare i lupi liberi.

Ed è stato proprio così, anche perché si tratta di una delle aree meglio conservate della zona, ricca di ruscelli e di boschetti di essenze varie.
Ma soprattutto le fasce antincendio sono considerate dai lupi come agevoli vie di transito notturno e in qualche caso anche diurno, visto che non vi passano di solito veicoli o persone.

 

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Elly si sforza di imitare il passo del lupo, che è più lungo del suo, 90 cm in questo caso

 

 

Per noi era importante il fatto che, trattandosi di zone fangose e libere da vegetazione, le orme dei lupi vi permanessero a lungo.

 

Tramite queste ricerche e diversi appostamento, soprattutto all’alba, abbiamo finalmente potuto ottenere una serie di immagini comportamentali inedite.

 

 

 

 

Questo diario di viaggio rientra nel più ampio progetto di Almo Nature, Farmers&Predators, il cui obiettivo è favorire ed armonizzare la coabitazione tra gli allevatori e la fauna selvatica.
Per saperne di più clicca qui.

 

Per leggere la prima puntata del diario, clicca qui