Farmers&Predators: Spagna, verso il “fiume dei lupi” e oltre il Duero

Il diario di viaggio di Angelo Gandolfi ed Elisabeth van Iersel, noti naturalisti e fotografi, attraverso la Francia meridionale, la Spagna e il Portogallo, alla scoperta dei grandi predatori, del loro impatto sull’ambiente e sulle comunità umane che vivono negli stessi ecosistemi.

 

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“Non ci sono lupi a Ordesa”

 

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Gregge a Huesca

Così ci aveva detto due settimane fa il mandriano di Torla, in Alta Aragona.
Ma a Huesca scopriamo un giornale che parla di una recente incursione del “lupo italo-francese” ai Monegros, ormai sul fiume Ebro e alle porte di Saragozza, quindi ben oltre i Pirenei.

 

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Un paese abbandonato – provincia di Soria

Certo, si parla di maschi in dispersione, che però ormai devono per forza essere nati qui, tra Catalogna e Aragona. Un luogo ideale per nascondersi e riprodursi è la Sierra de Guara, un enorme parco naturale a sud di Ordesa, un vero labirinto di forre (gole molto strette e profonde), canyon e boschi.

Qui i villaggi, come in tutti i Pirenei aragonesi, sono andati spopolandosi nel dopoguerra, così la presenza del lupo può passare a lungo inosservata.

Il territorio impervio non si è mai prestato neppure all’allevamento bovino e ovino.
E molti piccoli branchi di capre sono stati abbandonati e sono rinselvatichiti, rinvigorendo la specie che comprende ora esemplari incredibilmente grandi e forti, dalle lunghe corna ritorte. Ne abbiamo fotografato uno splendido gruppo a Vadiello.

Per fortuna pare che il governo dell’Aragona non sia sfavorevole alla presenza del lupo e intenda resistere alle assurde richieste degli allevatori di considerarlo una specie “invasiva”.

 

 

Il lupo iberico, una questione anche “politica”

 

Il nostro viaggio prosegue in direzione sud-ovest, verso il Rio Lobos, e stiamo per entrare nel territorio del lupo iberico, sottospecie Canis lupus signatus.

Cerchiamo anzitutto di rispondere alla domanda che molti si pongono: perché il lupo italiano è arrivato sui Pirenei prima di quello spagnolo?

La convenzione di Berna del 1988 considera il lupo specie da proteggere, ma con diversi livelli di tutela secondo le scelte operate dalle varie nazioni all’epoca dell’adesione. Per esempio la Francia e la Svizzera non avevano posto riserve (tanto non avevano lupi, poi si sono pentiti…), mentre la Spagna ne possedeva una consistente popolazione, tutta concentrati nell’area nord-occidentale, dalla Galizia alla Castiglia-Leon.

Così si è stabilito un confine astratto, il fiume Duero, a nord del quale il lupo è considerato specie cacciabile, mentre al sud è considerato come protetta. In teoria l’intento sarà stato quello di contenere il numero della popolazione autoctona di lupi al nord e di favorirne l’espansione verso sud, dove la specie era quasi completamente assente (un piccolo nucleo sopravvive nella Sierra Morena, in Andalusia).

Ma poiché le politiche di caccia e, diciamo così, le situazioni ambientali, sono demandate agli stati autonomi, alcune regioni chiave, quali i Paesi Baschi, la Navarra e la Rioja, hanno adottato politiche di “tolleranza zero” nei confronti del lupo, in pratica uccidendo tutti quelli che cercavano di attraversare quei 150 km che li separavano dai Pirenei, cioè dall’ambiente più idoneo per la specie.

 

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Cartina della presenza lupo, 2018

La cartina qui allegata mostra chiaramente la situazione. I cerchietti verdi in alto a destra segnano l’espansione del lupo italiano. Se aggiornassimo la cartina aggiungendo un cerchietto nella vasta area desertica a est di Saragozza (Bardenas/Monegros) vedremmo come le due sottospecie siano ormai vicinissime. Ma in mezzo c’è il fiume Ebro, fiancheggiato da autostrade, ferrovie, insediamenti umani. Sarebbe più logico e probabile che l’incontro avvenisse sui Pirenei.

 

Verso il “fiume dei lupi” e la Sierra de Gredos.

Il nostro viaggio segue la strada verso sud-ovest del lupo spagnolo, proprio a iniziare dal “fiume dei lupi”, il Rio Lobos.

Attraversiamo la provincia di Soria, una volta ricca di pascoli, senza vedere né un gregge né una mandria. Vediamo però centinaia di lugubri “fabbriche di carne”, dove maiali e anche bovini vengono torturati e uccisi per noi.

Noi stiamo coi lupi ma anche con gli allevatori tradizionali e con le mandrie che mangiano erba.
E dobbiamo dire che gli Stati non fanno abbastanza per questa “comunità naturale”, che è anche una “comunità culturale”, composta da lupi, allevatori tradizionali e animali domestici al pascolo. Per esempio in Spagna i danni prodotti dai lupi vengono indennizzati solo a sud del Duero e solo all’interno dei parchi e riserve.

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Traccia di lupo, probabile, al Rio Lobos

Il Rio Lobos è uno straordinario Canyon dove nidificano i grifoni e altri rapaci, circondato da altopiani con vasti boschi di ginepri e pini neri, ricco di caprioli e cinghiali.

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Grifone. Numerosi esemplari nel Rio Lobos e il Duraton

Il fiume è breve e confluisce nel Duero: siamo ai margini della regione più ricca di lupi, la cui reale consistenza viene però, a nostro parere, costantemente sovrastimata, probabilmente per poter proseguire nelle politiche di caccia al lupo.
Politiche che non servono affatto agli allevatori, perché loro sanno come difendersi, e il lupo, come noto, è in grado di adottare sistemi di contenimento della natalità.
Politiche che servono solo alle lobby dei cacciatori.

Come si vede dalla cartina, il lupo spagnolo è riuscito comunque a seguire un percorso a nord-ovest di Madrid lungo le catene montuose della Sierra de Guadarrama e della Sierra de Gredos.

Questa strada lo porta verso l’Estremadura, dove avrà molti problemi a causa del modo specifico di allevamento della regione, cioè la dehesa.

Ne parleremo tra quindici giorni.

Questo diario di viaggio rientra nel più ampio progetto di Almo Nature, Farmers&Predators, il cui obiettivo è favorire ed armonizzare la coabitazione tra gli allevatori e la fauna selvatica.
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