Come evitare di passare la vita in canile: il recupero comportamentale

 
In Italia ci sono migliaia di cani in canile, soprattutto nelle regioni del centro-sud. Per ognuno di essi si spendono circa 1.000 euro l’anno, cifra che moltiplicata per la media di 7 anni di permanenza in canile, raggiunge dunque i 7mila euro dall’ingresso nella struttura fino alla morte.
 
Se poi consideriamo che gli ospiti dei canili sono per lo più animali adulti o anziani, è evidente che più ne vengono adottati più si combatterà il fenomeno dei canili pieni.
Il cane è un animale sociale e per questo ha bisogno di un punto di riferimento e di vivere dinamiche di branco come il suo progenitore, il lupo. Una vita in canile per un cane non è vita.
 

Piccoli e grandi traumi da superare: si può fare

 
Buona parte dei cani “lungo degenti” sono interessati da alterazioni comportamentali di rilievo a causa di un trascorso di maltrattamenti, esperienze di abbandono e solitudine.
L’aggressività o l’eccessiva paura che vengono manifestate da questi cani riduce in maniera considerevole le possibilità di adozione.
A ciò si aggiunge il fatto che in molti canili non vi è la possibilità di beneficiare dell’intervento di educatori cinofili formati e preparati a valutare e impostare un percorso di recupero comportamentale efficace.
 
Pianificare e realizzare questi percorsi aiuta il cane a superare i propri traumi/disagi, abbandonando reazioni aggressive o di paura passiva (come la fuga). Questo significa poter ridare loro una speranza, per una vita migliore in una nuova famiglia.
 
Occorre quindi poter fornire agli operatori, volontari ed educatori di canile, dei percorsi di formazione che permettano loro di effettuare una corretta valutazione comportamentale dei cani detenuti in canile. Interagendo correttamente con loro, potranno così identificare strategie di socializzazione più adatte a favorirne il completo recupero.