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Uomo vs natura: un’assurda contrapposizione che viene confermata da evidenze sorprendenti. L’ultima arriva da Chernobyl, in cui il tempo si è fermato in seguito al ben noto incidente nucleare, allontanando per sempre l’uomo e le sue impronte indelebili sull’ambiente. A svelarci cosa è accaduto in questi trent’anni di assenza umana è la rivista Current Biology con uno studio choc: la natura si è ripresa il proprio spazio con la presenza di animali selvatici (lupi, alci e cinghiali) al sicuro tra le rovine della città e la vegetazione. Un’evidenza di fronte alla quale l’ipotesi ‘Mondo senza uomo’ sembra parzialmente confermata.

La perdita di biodiversità

Basta solo immaginare l’avvento di una dittatura per avere restituito uno scenario desolante in cui si azzera la varietà di idee con annessa libertà di espressione, tipica della democrazia. Ebbene, lo stesso, mutati i presupposti del ragionamento, avviene con la perdita di biodiversità: ridotto sensibilmente il numero delle specie viventi dalle forme più disparate, l’ecosistema vira inesorabilmente verso il monocolore lasciando il passo alla tirannia dell’uomo su una natura compromessa. Una perdita che sembra giovare all’uomo nel breve termine ma che nel corso delle generazioni farà sentire le sue conseguenze negative anche sull’homo sapiens.

Quest’ultimo si sta rivelando il vero predatore che sfugge alla logica tipo di questi ultimi – si pensi alla funzione equilibratrice svolta dai lupi al Gran Paradiso – ora armandosi ora contribuendo al deterioramento ambientale con pratiche poco ortodosse. A porre l’accento sul tema è stato anche Papa Francesco, autore di un’Enciclica Green appena pochi mesi fa mentre di recente è toccato alla Commissione Europea con la pubblicazione della Revisione intermedia della strategia per il 2020 dedicata alla biodiversità. Le conclusioni, neanche a dirlo, non sono ottime: ‘Più dei tre quarti dei principali habitat naturali nell’UE sono attualmente in condizioni insoddisfacenti e molte specie sono a rischio di estinzione”.

 

Cosa succede in Italia?

Tra i paesi Europei più ricchi di biodiversità figura proprio il Belpaese. Quando si ha a disposizione tale patrimonio le azioni da intraprendere sono volte alla tutela ora degli animali selvatici – dagli orsi ai bombi passando per i lupi – con vere e proprie azioni al di sopra di qualsiasi schieramento politico. In questa direzione si pone la recente iscrizione dell’Appennino Tosco Emiliano nelle Rete delle riserve ‘Uomo e Biosfera’ MaB. Si tratta di un programma intergovernativo promosso dall’Unesco che ‘favorisce la tutela degli ecosistemi e la promozione di approcci innovativi allo sviluppo economico socialmente e culturalmente appropriati e sostenibili per l’ambiente’. Un riconoscimento importante anche per le comunità locali corrispondenti, artefici con pratiche sostenibili di un’economia in ascesa tra turismo e valorizzazione dei cosiddetti prodotti tipici. Piccole grandi conquiste di cui non si parla mai abbastanza e che fanno il paio con il tema dei Parchi Nazionali, spesso alla mercé di questo o quel decreto per la loro sopravvivenza.

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