Da ferroviere a casaro “illuminato”: Michele Baracco, un eroe tranquillo

Michele Baracco, a destra, con un giovane aiutante e i suoi fidi “collaboratori”, il Pastore dei Pirenei Farou e i meticci Fiore e Tetu  (Foto: Gabriele Cristiani)

Dopo quarant’anni di lavoro in ferrovia, Michele decide di tornare alle sue radici e fare il pastore.

Riprende il mestiere che fu dei suoi nonni, allevatori di vacche, cosa che non poté fare da ragazzo perchè il padre aveva idee diverse per il suo futuro.

Giunto il momento di andare in pensione, Michele e sua moglie si trasferiscono da Frabosa Sottana (provincia di Cuneo) all’Alpeggio delle Scalette, sotto il contrafforte del Mondolé, comprensorio delle Alpi Marittime: è qui che nasce l’Azienda Agricola Casa Frescu, situata nell’Alpeggio delle Scalette, ai piedi del contrafforte del Mondolé, comprensorio delle Alpe Marittime.

L’Alpeggio delle Scalette, in basso a destra (Foto: Nanni Villani)

In questo splendido scenario pascolano circa 100 capi tra pecore roaschine e capre di razza o meticce, nutrite con fieno, cereali non trattati ed erbe spontanee.

Con il loro latte vengono prodotti formaggi genuini, assolutamente superiori a quelli industriali per il loro valore nutrizionale.
Non sempre però il consumatore coglie questa differenza, per questo Michele auspica un processo di educazione all’acquisto e riconoscimento della specificità del prodotto.

Mungitura al ritorno dal pascolo (Foto: Nanni Villani)

Dal 2015 Michele  fa parte del Progetto Lupo di Almo Nature ed è tra gli allevatori che aderiscono a Life Wolfalps.

diventare pastore - Casa Friscu e le crocchette Almo Nature

(Foto: Gabriele Cristiani)

Michele è un pastore “illuminato”. I lupi hanno già attaccato il suo gregge in passato, ma lui è consapevole che si tratta di una naturale dinamica di sopravvivenza, propria di ogni specie:

 

“Il pastore sa che produrre dove viene preservata la biodiversità naturale ha un grande valore aggiunto.”

 

Prendendo le distanze da certi allarmismi mediatici, che attribuiscono unicamente alla fauna selvatica la causa delle difficoltà degli allevatori, Michele ha le idee molto chiare sul tema:

 

“Il lupo non è assolutamente il danno più grande per noi pastori, semmai un capro espiatorio che a qualcuno fa molto comodo. Così non si affrontano seriamente gli altri problemi.

Molti non capiscono che la presenza di questo animale selvatico ha una sua utilità.

Si ha una concezione sbagliata del pianeta: pensiamo di poterne disporre a nostro piacimento. Così, se il lupo non è funzionale a ciò che interessa, allora è da uccidere.

I problemi della montagna e delle persone che ci vivono sono altri: lo spopolamento, la progressiva mancanza di servizi, gli atteggiamenti miopi dei proprietari di fondi, che magari vivono in Australia e continuano a tenere un pezzo incolto senza pensare di affidarlo a terzi.

Questi sono i veri problemi. La questione del lupo è assolutamente secondaria.”

Basta fare il lavoro come va fatto, essere presenti negli alpeggi, custodire il bestiame, avere dei cani da guardiania, e le predazioni si riducono drasticamente.”

diventare pastore - vita con gli animali

(Foto: Gabriele Cristiani)

Va anche ricordato che i capi predati vengono rimborsati. Quindi, tutto sommato, questo argomento spesso classificato come “di pancia“ è stato strumentalizzato da gruppi ben precisi, come le lobby dei cacciatori, che in quanto antagonisti del lupo hanno un grande conflitto di interessi.

Mi stava a cuore chiarire questo punto per tutti quelli che sostengono l’aut-aut ”o i pastori o i lupi”, che poi diventa “eliminiamo il lupo”, non potendo uccidere il pastore…

Purtroppo questa è un’equazione errata che dalle nostre parti viene portata avanti. “

diventare pastore - casa friscu

(Foto: Gabriele Cristiani)

La strada scelta dalle persone come Michele dimostra che è possibile vivere e lavorare rispettando gli equilibri della natura.

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