Dentro a Fridays4Future: un’intervista con uno dei coordinatori di Torino, Giorgio Brizio.

Venerdì scorso, in tutto il mondo abbiamo assistito a un’altra giornata di grande mobilitazione da parte dei ragazzi di Fridays4Future, che hanno mostrato una volta di più quanto sia urgente e importante dare una risposta alla crisi climatica in atto in questo momento in tutto il mondo.
Per l’occasione abbiamo parlato con Giorgio Brizio, un ragazzo di 18 anni che ha ricoperto vari ruoli nell’organizzazione di queste proteste ed ora è uno dei coordinatori di una delle sezioni più attive d’Italia, quella di Torino.
In questo articolo, inoltre, tutte le foto che vedete sono state scattate dallo stesso Giorgio che affianca all’attivismo la fotografia!

Ciao Giorgio, come sei entrato a far parte di F4F?
È stato abbastanza particolare in realtà: Fridays è passato molto attraverso il passaparola, soprattutto sui social media, bisogna dargli credito per questo.
A fine gennaio ho visto una storia su Instagram che parlava di un presidio in piazza Castello (in centro a Torino, ndr) un venerdì ai primi di febbraio. Io sono appassionato di fotografia e cerco sempre qualcosa da raccontare, quindi sono andato lì per capire cosa fosse con degli amici.
C’era poca gente, 20-30 persone, e ci sentivamo un po’ stupidi lì in piazza sotto la pioggia. Figurati che non avevo neanche ancora sentito parlare di Greta Thunberg, però l’ho sentita nominare negli slogan che alcuni cantavano o mettevano sui cartelli. Proprio i cartelli, colorati e originali mi hanno attratto e li ho fotografati, poi ho cominciato a passare delle foto ai social di Fridays, poi mi sono offerto di aiutarli con la gestione degli account e sono diventato il social media manager di Fridays Torino. Le pagine sono cresciute molto, soprattutto grazie all’incredibile movimento che c’è dietro. Col tempo poi sono diventato prima referente e poi coordinatore di Fridays Torino cercando sempre di coniugare l’attivismo con la fotografia, di stare sia davanti che dietro l’obiettivo insomma.
Poi per la verità, il nostro non è un movimento estremamente gerarchizzato, noi coordinatori siamo membri come gli altri, ci spendiamo solo un po’ più di tempo.

Secondo te fino a quando andrà avanti F4F?
Solitamente rispondiamo che finché non ci sarà una svolta politica ed economica sostanziale noi saremo sempre in piazza ogni venerdì da qui al 2050, per i prossimi 1500 e passa venerdì.
Tenere i numeri alti è difficile per tutti, ma per il momento ce la facciamo anche se con alti e bassi.
Il 15 marzo pensavamo di avere 10’000 persone e ne abbiamo avute 30’000. Il 24 maggio invece sapevamo che saremmo stati meno e alla fine siamo stati circa 9’000, il che è dovuto a vari motivi: i sindacati non hanno dichiarato lo sciopero, due giorni dopo c’erano le elezioni europee, in più maggio è sempre complicato per gli studenti.
Poi il 27 settembre, grazie anche al ministro dell’istruzione che ha dato la possibilità di giustificare l’assenza con la partecipazione allo sciopero (è stato molto importante perché ha rassicurato i genitori), abbiamo avuto 100’000 persone solo a Torino.
Devi sapere che, fotografando, spesso suoniamo alla gente per salire e fare delle foto alla manifestazione dall’alto e quel giorno mi ricordo che mi ha aperto una signora che era in malattia e mi ha fatto entrare nel suo piccolo appartamento che aveva un vantaggio: era sostanzialmente in una “torre” del suo palazzo con un balcone da cui abbiamo potuto fare delle foto veramente da brividi.
Un altro ricordo molto bello riguarda il 15 marzo: noi abbiamo un servizio di pulizia autogestito che segue il fondo del corteo e ci dice a che punto della strada sono e quel giorno mi ricordo che eravamo partiti da oltre mezz’ora e il corteo non aveva neanche interamente lasciato la piazza da cui siamo partiti.
Quindi, al momento ci stiamo riuscendo, gli alti e bassi ci saranno sempre, anche se mi piacerebbe ci fosse un po’ più di partecipazione costante tutti i venerdì. Secondo me al momento resistiamo anche perché si è formato un gruppo all’interno del movimento fatto di amici e di persone che stanno bene insieme quindi è diventato quasi più un piacere che un dovere.

La foto che Giorgio ci racconta, scattata da un palazzo di via Cernaia a Torino.

Siamo in un’era in cui sostanzialmente tutti i problemi passano, nascono e muoiono in una settimana, mentre F4F sembra non seguire assolutamente questa logica, perché?
Guarda, secondo me l’attenzione dei media è troppo su F4F e troppo poco sulla questione climatica. F4F in qualche modo ha il potere di portare visibilità ad alcuni giornali o fonti di informazione che ne parlano perché è un movimento molto coeso. Non capisco perché molti partiti, soprattutto in Italia, si tengano alla larga dalla questione ed evitino di fare il cosiddetto “green washing” per avvicinarsi di più a questo enorme movimento di giovani.
Io lo sento come un grosso problema, poi questo dipende anche dal fatto che sono molto politicizzato, però ci sono dei grossi partiti che non hanno nessun punto in programma che riguardi l’emergenza climatica, oltre a dei leader che fanno dichiarazioni come “A maggio fa freddo, ma quale riscaldamento globale?” oppure chiamano i nostri scioperi “bigiata di massa”.
Insomma, ancora non c’è una risposta ai piani alti sebbene il 51% degli italiani definisca la questione ambientale come prioritaria, soprattutto i giovani.

Questo può anche essere considerato un bel risultato per F4F.
Certo, speriamo però che poi di fatto gli elettori si informino a riguardo e chiedano ai politici un’azione concreta.

In alcuni paesi una riposta dalle élite politiche è arrivata, in Italia cominciano a comparire timidamente. Per questo ti chiedo innanzitutto se le risposte finora ti sembrano soddisfacenti e poi se secondo te è possibile che arrivino delle risposte da questa classe politica o c’è bisogno che sia chi si identifica con F4F, insomma, la generazione più giovane ad agire direttamente?
Secondo me è molto semplice: siamo la prima generazione a subire in prima persona gli effetti dell’emergenza climatica e l’ultima generazione che può fare qualcosa per contrastarli. Non abbiamo tempo di aspettare che tra 10-15 anni alcuni membri di F4F entrino in politica, abbiamo bisogno di risposte immediate che devono arrivare dalla politica di adesso, per questo noi ci rivolgiamo a loro.
Sicuramente ora non c’è una risposta sufficiente, le risposte che abbiamo visto finora sono più che altro atte a cercare consenso. A livello italiano siamo messi molto male, in Germania magari meglio ma in altri paesi (come gli USA) molto peggio. Inoltre ovviamente le multinazionali del petrolio hanno un potere finanziario incontrastato e solo quest’anno hanno investito circa 210 milioni nella loro azione di pressione sull’UE.

In effetti tutte queste aziende hanno una certa influenza che in Europa è, di fatto, legittima e passa tramite i metodi della rappresentanza organizzata degli interessi, avete pensato di sfruttare questi metodi per rappresentare il pianeta?
Sinceramente no, la difficoltà di F4F quando si tratta di decisioni così grandi è che noi siamo un movimento che cerca di non avere gerarchie rigide e che cerca di essere il meno piramidale possibile, il che significa che da una parte siamo tutti uguali e abbiamo lo stesso diritto di parola e opinione di ogni altro, dall’altra parte però prendere decisioni generali è difficile soprattutto perché è complicato articolare e coordinare l’azione delle autonomie regionali.
Per ora funziona che ogni assemblea elegge dei coordinatori, tra questi ci sono due referenti per il gruppo nazionale che è composto di gruppi di lavoro tematici, da questi gruppi nazionali due o tre entrano nei gruppi internazionali (europei o mondiali); per questo diventa un po’ difficile prendere delle vere e proprie decisioni, piuttosto succede che un’idea prende piede, viene appoggiata da alcuni e poi si concretizza, più sulla base di un consenso generale che su una vera e propria presa di posizione. Spesso quindi diventa anche difficile coordinarsi a livello mondiale tanto più perché ogni paese ha calendari e sistemi organizzativi diversi per esempio rispetto alla scuola.

Secondo voi qual è il migliore approccio per le aziende rispetto alla questione?
Innanzitutto la cosa importante è effettivamente approcciarsi, riconoscere il problema e accettare di poter e dover fare qualcosa a riguardo, mostrare attenzione può spingere le persone a riconoscere a loro volta il problema. Per esempio proprio ora stavo guardando Instagram e ho letto di una compagnia energetica molto grossa che ha annunciato che aumenterà l’estrazione di combustibili fossili, ma allo stesso tempo sostengono di avere a cuore il cambiamento climatico. Questo è un esempio di come serva anche essere concretamente attivi e non basti solo menzionare la questione per avere la coscienza pulita.

E cosa ne pensi, ad esempio, dell’extra che si può pagare sui biglietti Flixbus per compensare l’impatto ecologico del viaggio?
Mah, adesso anche alcune compagnie aeree hanno messo questa tassa, però soprattutto per gli aerei non è assolutamente sufficiente, sarebbe interessante tassare gli aerei in generale per favorire il trasporto su rotaia, soprattutto ed eventualmente su gomma, anche se la scelta più green resta il treno.
Si torna quindi su incentivi e disincentivi e sulla questione della sensibilizzazione: prendere un aereo fa più danni all’ambiente di quanto fare la differenziata per tutta la vita dia benefici.

Spesso noi parliamo di come gli animali siano minacciati dal cambiamento climatico perché sono, al contrario di noi, sprovvisti di mezzi per difendersi, per questo siamo noi a dover prendere in carico la lotta all’emergenza climatica, cosa ne pensi? Questo si mette anche in un’ottica simile a quella per cui la lotta per il clima è anche una lotta per i diritti umani in quanto molte persone non hanno o avranno i mezzi per sopravvivere ai cambiamenti ambientali.
Comincio dagli esseri umani perché forse mi viene più facile: in questo caso si parla di giustizia climatica: nel mondo in cui speriamo a pagare le conseguenze di quella che è una profonda crisi climatica sono coloro che l’hanno causata. Il problema ad oggi è che l’ambientalismo è ancora una cosa da ricchi e da qui si torna alla questione degli incentivi, ad esempio per le macchine elettriche. È chiaro che non possiamo pretendere di bandire l’uso dei diesel euro3 senza compensare in qualche modo, se no poi il venditore di frutta al mercato si trova svantaggiato mentre il ricco di turno non viene toccato dalla questione.
In India, qualche tempo fa, per esempio è caduta in 2 ore la stessa quantità di pioggia che è caduta in tutto l’anno precedente danneggiando irrimediabilmente i raccolti, ecco, in questo caso non pretendiamo che sia il contadino indiano a ripagare il danno e a fare giustizia visto che a lui la giustizia manca. Piuttosto è qui che dobbiamo fare pressione ai governi perché sono loro che attirano questo danno su loro stessi e sui cittadini, insieme alle industrie del petrolio, del fast fashion, anche alle banche, sono loro che dovrebbero dare un contributo a questa causa, anche tramite disincentivi come la Carbon Tax.
Sulla questione degli animali è difficilissimo. L’uomo dovrà sempre sfruttare gli animali in qualche modo, però certamente c’è modo e modo. Sicuramente bisogna lottare contro gli allevamenti intensivi, così come l’agricoltura intensiva che prosciuga la terra. Anche lì: da un lato c’è magari mio zio che fa il contadino in Sicilia che ha le mucche e si fa il latte e la ricotta per sé e dall’altro lato magari un allevatore intensivo che ha migliaia di capi: non è la stessa cosa e non possiamo trattarli nello stesso modo.

Col nostro progetto Regenerating Villa Fortuna stiamo provando a proporre un nuovo modello di agricoltura che recuperi i terreni spremuti dall’agricoltura intensiva, quanto è importante la diffusione di un modo diverso di consumare e di produrre?
L’informazione per me è la base di tutto e secondo me dovrebbe portare, in un mondo ideale, il consumatore a scegliere consapevolmente un’azienda come la vostra che sceglie in maniera netta e decisa di dedicare i propri utili all’ambiente e alla biodiversità.

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